Pil per Polli
novembre 15, 2009 by admin
Filed under Economia, In primo piano
I giornali ed i telegiornali di regime strombazzano una crescita trimestrale del Pil nell’ordine dello 0.6% e quindi si compiacciono per la fine della recessione. Il popolo bue (o pollo, che dir si voglia) tira un sospiro di sollievo e vede la luce alla fine del tunnel.
Forse l’argomento meriterebbe molto piu’ di un breve commento, ma le statistiche sul Pil, anche quando vengonpo compilate usando metodologie ritenute tecnicamente corrette, sono analoghe ai bilanci delle banche (anch’essi infatti tecnicamente corretti) che contengono titoli tossici .
Tanto per cominciare il valore aggiunto del settore pubblico dipende da quanto si pagano gli impiegati pubblici (e quindi dipende da una serie di provvedimenti del governo); poi c’e’ la stima dell’economia grigia (o nera) che in tempi di crisi diventa ancora piu’ inaffidabile perche’ basata su stime che sono valide (nella migliore delle ipotesi) in tempi “normali”; infine ci sono i servizi che ormai costituiscono il grosso dell’attivita’ economica.
Alcuni settori di servizi (specie quelli avanzati) non si prestano facilmente ad un computo esatto basato sulla metodologia “antica e accettata” di contabilita’ nazionale. Nei servizi finanziari ad esempio non si puo’ calcolare in modo ragionevole un deflatore. Prendete le fusioni aziendali o una quotazione in borsa: per avere un indice di inflazione delle fusioni aziendali o delle quotazioni bisognerebbe che ogni anno si ripetessero esattamente le stesse operazioni, e che quindi il prezzo pagato per questi servizi fosse comparabile nel tempo. Analogamente potremmo chiederci qual e’ il prezzo di un website? Ovviamente dipende dalla complessita’, dalla grafica, dai moduli, ecc.. Ma non esiste un servizio omogeneo che si possa definire “creazione di website” per il quale si possono confrontare i prezzi tra un anno e l’altro. A causa di queste e tante altre ambiguita’ esiste un ampio margine per scodellare stime formalmente corrette (i.e. accettabili secondo i criteri Eurostat) del Pil reale che registrino una crescita trimestrale nell’ordine dello 0.6%, o anche molto maggiore (o minore all’occorrenza).
A mio parere un indicatore molto piu’ preciso della congiuntura economica e’ il numero di occupati con contratto regolare nel settore privato (escludendo anche aziende tipo ENI, Enel, Municipalizzate e carrozzoni vari). E di variazioni positive in queste serie non mi sembra se ne vedano. E tantomeno la luce alla fine del tunnel, forse perche’ coperta da un treno che arriva in direzione contraria.
Fabio Scacciavillani

