Bisogni Primari(e)
febbraio 10, 2010 by admin
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Domanda: Se i vertici ed i responsabili di un partito (che per ironia della sorte si chiama Democratico) non rispettano nemmeno le regole che essi stessi si sono dati, con quale credibilita’ possono pretendere di candidarsi alla guida del governo o alla gestione della cosa pubblica?
Statuto del Partito Democratico Art. 18 Comma 4 (Elezioni primarie del Partito Democratico)
Vengono in ogni caso selezionati con il metodo delle primarie i candidati alla carica di Sindaco, Presidente di Provincia e Presidente di Regione. Qualora il Partito Democratico concorra con altri partiti alla presentazione di candidature comuni per tali cariche, valgono le norme contenute nell’articolo 20 del presente Statuto.
Articolo 20.
(Primarie di coalizione)
1. Qualora il Partito Democratico stipuli accordi pre‐elettorali di coalizione con altre forze politiche in ambito regionale e locale, i candidati comuni alla carica di Presidente di Regione, Presidente di Provincia o Sindaco vengono selezionati mediante elezioni primarie aperte a tutte le cittadine ed i cittadini italiani che alla data delle medesime elezioni abbiano ompiuto sedici anni nonché, con i medesimi requisiti di età, le cittadine e i cittadini dell’Unione europea residenti, le cittadine e i cittadini di altri Paesi in possesso di permesso di soggiorno, i quali al momento del voto dichiarino di essere elettori della coalizione che ha indetto le primarie, e devolvano il contributo previsto dal Regolamento.
Verrebbe da dire che se non altro Berlusconi le leggi ad personam se le deve far votare da un Parlamento, per quanto asservito. Nel Partito Democratico il Cacicchio al Tortello e la Volpe del Tavoliere si svegliano e decidono come detta loro l’impulso o suggerisce l’encomio dei cortigiani, o magari le convenienze, le antipatie verso Vendola, le simpatie verso De Luca, gli accordi sottobanco con Casini. O, forse piu’ semplicemente, le democratiche bizze del momento.
Fabio Scacciavillani
La Volpe Del Tavoliere finisce nella pellicceria di Bari
Non sono un grandissimo fan di Vendola, ma nel confronto con l’alternativa (e soprattutto con chi lo sosteneva) fa la figura di un gigante.
Il dato positivo secondo me e’ lampante: una volta tanto anche nel PD i militanti (come si chiamavano un volta) danno un calcio nel culo ai reggicoda arroganti e ai burocrati di mezza tacca.
Se avessero fatto lo stesso nelle primarie nazionali invece di eleggere Veltroni prima e Bersani dopo, magari Berlusconi non sarebbe al governo. O almeno non potrebbe spadroneggiare tanto facilmente, assistito dai pizzini di Latorre e dai consigli legali di Violante. Per non parlare della proposta di legge Chiaromonte Compagna volta a salvare Berlusconi dai processi (come direbbe Letta, che fa squadra con suo zio, mentre scalda non mi ricordo piu’ quale poltrona nel PD).
Insomma a Bari l’ectoplasma dell’elettorato di sinistra ha battuto un colpo che avrebbe dovuto svegliare Bersani dalla catalessi. Invece l’arroganza al tortello ha prevalso. Un nano secondo dopo aver incassato la sconfitta (serata amara l’ha definita) l’Avatar della Volpe ha annunciato che la linea (a zig zag) non si cambia. La vacuita’ rimane il suo mito e D’Alema il suo profeta. Hasta la Victoria (di Berlusconi) siempre.
Fabio Scacciavillani
Intervento di Piergiorgio Gawronski al Convegno dei “Liberal”
aprile 12, 2009 by admin
Filed under In primo piano, PD
Carissimi amici, due anni fa ho improvvisato la battaglia delle primarie nazionali del PD anche per capire come mai i partiti, che tutti si dicono democratici, poi non lo sono, quali trucchi usano; per poi poter contribuire nella tornata successiva a fare in modo che altri, che vengano dopo di me, possano competere davvero nelle primarie, su un piano non dico di pari opportunità ma almeno di vaga democrazia. Sono anche l’unico membro della Direzione Nazionale che - nella storia breve del Partito Democratico - ha votato “no” (due volte su sei, motivando) alla linea del Segretario: quindi devo avere un brutto carattere! Oppure credo in un confronto aperto e leale. Pensate: c’è un partito che va in crisi, e soltanto uno su centocinquanta dice – non sono d’accordo! Strano partito…
Io pensavo di intervenire nel Panel economico, ma mi interessa anche molto questo dibattito sulla democrazia. Ho qui davanti a me una lunga lista di problemi democratici: ma i relatori sono stati così splendidi da esaurire quasi l’argomento, perciò io parlerò solo di politica, cioè come si traduce il discorso che abbiamo sentito in politica, perché di convegni se ne fanno tanti. Vorrei cominciare da un concetto, è quello che gli economisti chiamano la “sequenza delle riforme”: noi sottolineiamo che è importante la sequenza delle riforme. Allora io credo che il maggioritario sia utile al Partito Democratico, assolutamente, se no il PD non ha senso, diceva Enzo Bianco. Credo che sia anche utile ad un paese come l’Italia, che soprattutto è un paese ad alto debito pubblico, quindi ha bisogno di scelte, di assunzioni di responsabilità, di legislature lunghe. Ma il maggioritario è un accrescimento dei poteri dell’esecutivo, e quindi è importante ed essenziale non fare come Tabacci che dice – siccome non ci sono i contrappesi democratici in questo paese non si può fare il maggioritario – bisogna darsi un agenda urgente sui contrappesi democratici, che prepari la introduzione del maggioritario. Non li elenco ma ce ne sono anche altri, per esempio una vera autonomia per quelle che una volta si chiamavano le Autorità Indipendenti; adesso non si chiamano più indipendenti perché non lo sono, si chiamano dunque Autorità Garanti. Insomma, oltre alla divisione dei tre poteri dello Stato individuati da Montesquieu ormai ce ne sono anche altri. Come la televisione, che non c’era nel 1948. Forse vanno costituzionalizzate queste cose! Insomma ci sarebbero parecchi aspetti della democrazia da rafforzare, ma voglio essere breve perché anche io a quest’ora ho un certo appetito, per cui andiamo al dunque.
Ho visto il programma su Catania di Report, che coinvolgeva il CIPE. Ebbene, io lavoro alla Presidenza del Consiglio; quindi senza parlare di “mafia” in termini di organizzazione criminale organizzata, ma di “mafie” come cordate organizzate di interessi privati, dirò anche dal mio punto di vista professionale che la mentalità mafiosa controlla ormai questo paese. Quindi io credo che qui ci sia bisogno non di una serie di singole agende … sulle leggi elettorali, o su singole questioni istituzionali. Bisogna proprio mettere in campo un grande progetto democratico; dire - mi ha fatto piacere sentirlo dai tre relatori, perché non si sente spesso - che la Democrazia in questo paese, che la Costituzione, non sono più vigenti. Franceschini? Diciamolo chiaro, qui c’è un rischio: il Partito Democratico quando è all’opposizione difende la Costituzione: la difende solo dai rischi che potrebbero arrivare dalla Destra. Quando poi è al Governo, un democratico cosa fa? Dopo aver difeso le mura della democrazia, si mette a consolidarle! Ed invece non lo fanno perché non gli conviene più. Ecco, se noi avessimo il coraggio di dire che la democrazia non c’è più, se noi avessimo anche il coraggio di dire che la democrazia non è soltanto diritto dell’opposizione parlamentare ma è un diritto della gente, potremmo individuare un programma positivo e popolare per il PD. Per esempio, il successo che ha Di Pietro - con tutti i suoi limiti - è perché lui si batte per una democrazia intesa come i diritti della gente, del popolo, a sapere, a partecipare etc., nei confronti di tutta la classe politica. Ecco, allora, che in una visione ampia di democrazia, noi andremo a proporre un progetto che è simile a quello di Obama. Obama il primo giorno della sua presidenza, in piena tempesta finanziaria, la prima cosa che ha fatto è stata abolire centocinquanta leggi di Bush, a cominciare da Guantanamo; ed ha chiamato la sua presidenza “una rivoluzione democratica”: che centra con la crisi? È proprio Obama che mette in campo, di fronte alla crisi, un metodo di soluzione diverso da quello di Bush, di Berlusconi, di Putin, che è quello autoritario. Invece in Italia in campo non c’è una proposta al paese del Partito Democratico chiaramente alternativa a quella di Berlusconi, che vada nel profondo dei meccanismi che impediscono una rivoluzione “democratica e meritocratica”. E se non c’è, per forza la gente vota a destra: non tanto perché Berlusconi ha corrotto le teste di tutti , ma perché c’è in campo soltanto quella via d’uscita alla crisi: che è corrotta, inefficiente, inefficace, ma è l’unica. La gente si affida a quella, alla fine mi sembra anche giusto.
Quindi io domando ad Enzo Bianco: lunedì c’è una Direzione Nazionale, ad ottobre c’è un congresso, vogliamo tradurre in politica i discorsi sentiti qui in un progetto per il Partito Democratico e per il paese? Vogliamo anche aiutare ogni tanto Manzella e Maccanico a fare degli articoli su Repubblica che siano anche meno dotti ma più taglienti, più politici? Perché ci vuole una voce politica forte e chiara. Concludo, sulla crisi.
Io credo che anche su questo manca un progetto alternativo nel Partito Democratico perché dalla crisi si può uscire se c’è un progetto solidale che sia più efficace di quello di Berlusconi. Allora, devo dire francamente, quando Franceschini dice – tassiamo i redditi sopra i 120 mila euro per aiutare i precari – è una buona cosa, ma non è un “grande progetto” di coesione sociale: abbiamo paura di dire che tassiamo i redditi fino a 60 mila euro l’anno per mettere in campo un progetto di indennità di disoccupazione generalizzata?! Io sto combattendo da due anni per questo obiettivo, lo lanciai nelle Primarie di due anni fa. Nel Partito Democratico, finalmente Veltroni due mesi fa lo ha acquisito, ma questa mia proposta del 2007 è un’idea di dieci anni fa della Commissione Onofri, di vent’anni fa di tanti economisti etc. Il ritardo della politica è eccessivo! Vogliamo anche dire che l’intervento del Governo tutto dal lato dell’offerta, cioè del sostegno alle imprese - quando la crisi è una crisi di domanda - è una cosa inefficiente, è una cosa che aiuta gli amici, è una cosa discriminatoria, è una cosa che cerca visibilità ma non è una politica di coordinamento globale che ti inserisce in una strategia efficace?! Ecco, io credo che nel partito abbiamo tanto da lavorare per proporre politicamente, anche segnando delle differenze ogni tanto, un progetto del Partito Democratico che sia fortemente innovativo, efficace e democratico.
Facce nuove per un partito nuovo
Partecipazione, Democrazia, Trasparenza:
Primarie vere per il PD
Il progetto del PD attraversa da tempo una profonda crisi. Crisi sul piano esterno, dei consensi elettorali, e crisi sul piano interno, per le difficoltà mostrate dai vertici del partito ad ascoltare e rispondere alle istanze provenienti dalla base, dai circoli e dalle associazioni d’area.
Solo quando si realizzano delle primarie vere, come è successo con Renzi a Firenze, con Balzani a Forlì, con Fratoni a Pistoia, con Carlesi a Prato, si riattivano la partecipazione e l’entusiasmo che hanno caratterizzato le fasi iniziali del nuovo partito. Questo dimostra che le speranze generate dall’esperienza di Obama non sono solo illusioni, ma possono trasformarsi in realtà anche in Italia; che anche in Italia il cambiamento è possibile. Per questo noi garantiamo con convinzione un appoggio leale a tutti quelli che hanno affrontato e vinto questo passaggio.
Questi segnali positivi però non sono riusciti a bloccare la crisi a livello nazionale, che al contrario è culminata con le dimissioni del segretario Walter Veltroni. Per questo gli autoconvocati si augurano di trovare nei fatti la conferma delle parole di apertura e di cambiamento pronunciate dal nuovo segretario Dario Franceschini, in modo da riattivare la partecipazione e l’entusiasmo che sono necessari per rilanciare il progetto del Partito Democratico.
Superare la diffidenza
Per superare la diffidenza che molti elettori mostrano verso il nostro partito bisogna lanciare subito segnali chiari e inequivocabili di cambiamento, mettendo in atto le buone pratiche troppe volte annunciate e troppe volte rimandate. Non c’è tempo da perdere, e l’occasione più importante per dare questa dimostrazione sono le prossime elezioni europee, il cui risultato sarà decisivo per il futuro del PD.
Per questo gli autoconvocati hanno deciso di dedicare l’incontro del 7 marzo a Roma - intitolato “Facce nuove per un partito nuovo” - non alla protesta, ma alla proposta. Fin da ora si possono inviare all’indirizzo proposte.autoconvocati@gmail.com proposte (massimo 25 righe) su come rendere attuali nel nostro partito le parole d’ordine della Partecipazione, della Democrazia, della Trasparenza, in particolare per le prossime elezioni europee.
L’incontro sarà anche l’occasione per far conoscere le esperienze e i protagonisti delle primarie, quelle vere, che si sono svolte negli ultimi mesi in decine di città, portando anche a rinnovamenti inattesi.
Dieci idee per vincere le europee
Tutte le proposte che ci arriveranno da singoli, circoli e associazioni verranno pubblicate sul sito www.autoconvocati.it, in modo che tutti possano leggere le idee inviate, segnalare il proprio gradimento, proporre correttivi o alternative. Il 7 marzo, nella sessione pomeridiana, queste proposte verranno sintetizzate, discusse e votate, per giungere ad un decalogo delle idee più significative ed efficaci per arrivare ad un grande rilancio del Partito Democratico, il progetto nel quale noi ancora crediamo.

