Perché mi candido

Sono cresciuto in un quartiere popolare sulle alture del centro di Genova. Il quartiere di Guido Rossa e di Padre Agostino Zerbinati. Un quartiere nel quale solidarismo cristiano e socialismo democratico hanno avuto la capacità di camminare insieme quando il mondo sembrava andare in un’altra direzione. Un quartiere intriso dei valori della Resistenza, dove il coraggio delle scelte lo si impara da bambini, leggendo i nomi delle strade andando scuola, cercando di dare un volto a chi per la libertà di tutti ha sacrificato la propria vita. Ho scoperto il significato della parola giustizia grazie alla passione missionaria di Don Prospero Bonzani, formidabile educatore, sulle cui lezioni, ancora oggi, dopo tanti anni, mi fermo a riflettere.

Penso di aver incontrato così la politica, come necessità per rispondere a un bisogno che qualcuno aveva suscitato in me. L’impegno in una forza politica organizzata è arrivato ben dopo, anche se, guardandomi indietro, gli anni iniziano a essere tanti.

Al Partito Democratico ho dedicato molto, moltissimo. Anche quando non ne ho condiviso alcune scelte e alcuni modi. Quando non mi capacitavo della timidezza verso l’accoglienza di chi fuggiva dall’inferno attraversando il mare; quando avvertivo l’inadeguatezza nel dare voce a un mondo del lavoro che cadeva in forme nuove di sfruttamento precarietà e insicurezza; quando non comprendevo il senso del taglio della rappresentanza un bilanciamento di democrazia; quando egoismi e personalismi hanno portato a scelte incomprensibili e a sonore sconfitte.

Ma ho sempre pensato che nulla si potesse risolvere stando in disparte. Da quando otto anni fa ho ricevuto il primo incarico politico nel mio Circolo non mi sono mai fermato. Un impegno crescente, a tratti totalizzante, fatto di difficoltà e al contempo di soddisfazioni, umane e politiche. Da Segretario di Circolo sino all’esperienza in Segreteria, avanti e indietro da Cogoleto a Camogli, passando per Rossiglione e Busalla. Centinaia di assemblee nei circoli, in città e in “provincia”, 264 solo da quando l’unica modalità per confrontarsi è la videoconferenza, uno strumento diretto che tuttavia rischia di privare le persone di quel confronto generazionale che sta alla base di una comunità.

E poi le Feste de l’Unità, tante, anche in trasferta, a servire ai tavoli o a pulirli, dietro al bancone del bar o persino ai fornelli. Infine le piazze, anche quelle dove ad alcuni poteva risultare indigesta la nostra partecipazione, ma dove era giusto essere.

Esserci l’ho sempre sentito come un dovere. Con l’atteggiamento di chi ama stare un passo indietro, preferendo le parole e gli incontri alla visibilità mediatiche.

Con la spinta di un gruppo di ragazze e ragazzi provenienti dalle più diverse esperienze vissute in questi anni nel nostro Partito, con la consapevolezza della necessità di rinsaldare quel patto tra generazioni che sta alla base di tutte le comunità, ho deciso di metterci quel coraggio che ho sempre richiesto a tante e tanti per fare una cosa nuova per me: fare un passo avanti. Di farlo senza paura di voltarmi indietro, con la certezza di trovare tante e tanti al nostro fianco, con la voglia di impegnarsi su un’agenda fortemente progressista che parta dalla lotta alle disuguaglianze crescenti.

Dopo tanti anni dedicati a questa comunità, imparandone a conoscere le donne e gli uomini, i pregi e i difetti, la passione infinita di tante e di tanti, ho deciso di candidarmi alla Segreteria del Partito Democratico di Genova.

Consapevole che ci sarà bisogno dell’aiuto di tante e di tanti. Consapevole che questo Partito alla fine del Congresso avrà bisogno di tutte e di tutti.